Vai al contenuto |

Sator Astonomia, realizzazione e vendita telescopi e strumenti per l'astronomiaSator Astonomia, realizzazione e vendita telescopi e strumenti per l'astronomia

News - Sator Astronomia

Avanti   Fine

News mostrate da 1 a 4 su 36 presenti

Niente UFO… “solo” un buco nero appena nato

Niente UFO… “solo” un buco nero appena nato

Cosa c'è di meglio per conoscere la vita di un uomo che seguirlo costantemente fin dal suo primo vagito? E quante cose si imparano dai bambini appena nati sulle loro future capacità? Lo stesso capita nel Cosmo. Veder nascere qualcosa è sempre fondamentale e spesso più importante che osservare un fenomeno nella sua maturità o vecchiaia. Uno dei fenomeni più eclatanti dell'Universo è la morte di una stella di grande massa (in questo particolare caso circa venti masse solari) che termini la sua vita con un'immane esplosione e dia luogo a una stella di neutroni o a un buco nero, il fenomeno più sconvolgente del Cosmo. Un oggetto dove la “nostra” fisica perde di significato. Ebbene, questa volta siamo riusciti a catturare i primi vagiti di questo fantomatico “mostro” stellare e capire sicuramente molto meglio come si forma e come si evolve.

Nel 1979 una supernova è esplosa nella galassia M100, situata a circa 50 milioni di anni luce da noi. Il suo nome ufficiale è SN 1979C. Per parecchi anni si è osservata una costante e intensa produzione di raggi X, che ha fatto pensare a un buco nero che si stava cibando di materiale espulso dalla supernova e/o da una compagna stellare. Chandra e altri “compagni” hanno seguito questi vagiti e oggi sono praticamente certi di aver visto le prime “ore” di vita di un neonato. La sua età è quindi di soli 31 anni, circa. Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma questo non vuol dire che il buco nero ha “oggi” trent'anni, ma che noi lo vediamo oggi com'era quando aveva trent'anni. Data la distanza della galassia e la velocità della luce adesso sarà già un maturo signore.La vera eccezionalità dell'evento (abbiamo ovviamente visto altri buchi neri) è che esso rappresenta un comunissimo buco nero, senza emissione di raggi gamma. Insomma, un bambino del popolo, senza speciali caratteristiche. Ed è anche il più vicino mai osservato.

Non è ancora sicurissimo che l'oggetto individuato sia veramente un buco nero. Se non lo fosse, sarebbe però forse ancora meglio. Potrebbe infatti essere “soltanto” una pulsar. Tuttavia la più giovane mai osservata. Quella celebre della nebulosa del Granchio ha infatti ben 950 anni.

Un commento finale. In questi giorni su svariati siti web di pseudo-astronomia e non solo, l'annuncio della NASA aveva fatto parlare di UFO, di alieni, di mostruosi pianeti in picchiata verso la Terra. Si stavano già creando scenari da incubo. Chissà che delusione! Sì, cari amici, senza pericoli immani, catastrofi o, al limite, alieni (possibilmente spietati e sanguinari) che gusto c'è? Questo è ciò che vorrebbero i media, così come gli effetti mostruosi del GW, la fine del mondo, e cose simili. No, è solo e soltanto un buco nero appena nato. Personalmente mi fa molta tenerezza. Chissà se, come tutti i cuccioli, anche lui ha le caratteristiche somatiche che incitano alla gentilezza, all'amore, alla commozione? A me sta facendo quest'effetto...

Avrei quasi voglia di fare uno dei miei soliti scherzi... Dire magari, con tutta la serietà del caso, che il buco nero è “artificiale”, una specie di fuoco acceso dagli alieni per farci notare la loro presenza. Chissà quanti pesciolini abboccherebbero! No, no, lasciamo perdere se no verrei attaccato da ogni parte...


Astronomia.com

Autore: Vincenzo Zappalà

Torna in alto

Pesiamo i pianeti con le pulsar

Pesiamo i pianeti con le pulsar

La cosa più eccezionale di questo nuovo approccio è che si è in grado di pesare un intero sistema planetario compresi i satelliti e gli anelli, oltre che testare con enorme accuratezza le misure in nostro possesso. Ricordiamo che la conoscenza precisa delle masse dei pianeti è fondamentale per la pianificazioni dei futuri viaggi spaziali.

Fino ad oggi, gli astronomi hanno pesato le masse dei pianeti misurando le orbite dei satelliti e delle navicelle spaziali che sono passate nelle loro vicinanze. Ciò è possibile perché una massa produce gravità e la forza gravitazionale è propria quella che determina l'orbita di qualsiasi cosa gli giri attorno, sia come forma sia come tempo necessario a descriverla.

Il nuovo metodo invece utilizza oggetti ben più lontani: le pulsar. Esse lanciano segnali radio che vengono ricevuti dalla Terra. Tuttavia, la Terra rivolve attorno al Sole e questo movimento influenza il momento esatto in cui il segnale della piccola stella ultramassiccia giunge esattamente a noi. Il movimento della Terra dipende, però, dalla posizione relativa di tutti i pianeti e satelliti rispetto al Sole. Se le masse dei pianeti e dei loro sudditi in nostro possesso fossero esatte noi riceveremmo i segnali esattamente quando ce li aspettiamo. Se ciò non capita è perché le masse non sono abbastanza accurate. Basta inserire tutte le masse nella posizione che la Terra dovrebbe avere e misurare la differenza tra segnale atteso e segnale effettivo. Il sistema di equazioni ed incognite è risolvibile dato che vi sono infinite posizioni diverse tra Terra e pulsar (durante la rivoluzione della Terra), mentre le incognite sono sempre le stesse (le masse dei pianeti e dei satelliti). Non solo, esistono anche moltissime pulsar che si possono osservare e con cui ripetere le misurazioni.
In realtà il procedimento è più complesso e accurato ed è in grado di discernere il contributo di “errore” a seconda del pianeta che lo causa. Ad esempio, se la massa di Giove e delle sue lune fosse sbagliata, vi sarebbe un andamento dell'errore nei tempi di arrivo legato a un periodo di 12 anni, proprio quello necessario a Giove per rivolvere attorno al Sole

Utilizzando varie pulsar sono già stati pesati Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno con i loro satelliti e anelli. La strumentazione radio è stata quella australiana del CSIRO nell'Australia orientale, il radiotelescopio di Arecibo e quello di Effelsberg in Germania

In realtà eravamo già stati molto bravi. Gli errori sono risultati veramente piccolissimi. La nuova tecnica è sensibile a una differenza di massa di circa 0.003 per cento della massa della Terra e di dieci milionesimi della massa di Giove. Le future missioni spaziali saranno sicuramente in grado di arrivare a valori ancora più precisi, ma comunque il nuovo metodo rimane fondamentale per gli oggetti planetari non visitati direttamente e per calcolare la massa del sistema pianeta-anelli-satelliti. Se poi si ripetessero le misurazioni con diverse pulsar e su periodi di tempo abbastanza lunghi, il nuovo metodo raggiungerebbe precisioni anche maggiori di quelle ottenute dalle navicelle spaziali. Ad esempio, con 20 pulsar su un arco di sette anni, si supererebbero le misure dirette eseguibili su Giove. Con 13 anni quelle su Saturno.

Vi è poi un interesse ancora più sottile e raffinato. Per potere rilevare le tanto attese onde gravitazionali, gli astronomi sperano di sfruttare minime variazioni proprio nella regolarità dei segnali delle pulsar. Ovviamente, per far ciò è necessario che prima siano state eliminate tutte le sorgenti di errore nei tempi di arrivo dei segnali. E il nostro sistema solare, con delle masse “sbagliate”, sarebbe veramente un problema.


Astronomia.com

Autore: Vincenzo Zappalà

Torna in alto

Acqua calda sulle comete

Acqua calda sulle comete

Nelle comete, così come nelle nubi interstellari, I precursori delle molecole d'acqua sono gli ioni caricati positivamente H30+ (chiamato Idronio o Ossonio). Questo ione può essere rilevato da Terra attraverso i telescopi. In presenza di elettroni, questo elemento si converte in H30 neutro e instabile. Quest'ultimo decade velocemente e ha diverse possibilità. Può formare sia H2O più H, oppure OH più H2, o ancora OH più due atomi di H. Queste reazioni sono state studiate in laboratorio ottenendo risultati inaspettati. Per una migliore riuscita dell'esperimento si sono usati ioni di idrogeno pesante, cioè di deuterio, dove il nucleo oltre che da un protone è formato anche da un neutrone.

Il primo risultato è stato che il 16.5% degli ioni presenti si sono trasformati in acqua (più un atomo di H, come detto prima). La notevole percentuale ottenuta ha indicato subito che questa era la strada migliore per ottenere molecole d'acqua dalle comete. Il 71% del totale si trasformava invece in OH e due atomi di H. Con grande sorpresa del gruppo di scienziati del Max-Planck-Institut für Kernphysik di Heidelberg (Germania), si è visto che le molecole d'acqua così ottenute vibravano con la massima energia sopportabile. Massima energia di vibrazione significa anche alta temperatura, dell'ordine di 60000 gradi Kelvin. Insomma, acqua estremamente calda!

Astronomia.com

Autore: Vincenzo Zappalà

Torna in alto

La HARTLEY

La HARTLEY

In questi giorni, la 103P/ Hartley, 20 e 21 ottobre, date del massimo avvicinamento alla Terra, si trova al centro dell'Auriga (guarda il percorso della cometa sulla mappa) ad una distanza di 18 milioni di chilometri da noi.
Il 22 la sua coda potrebbe estendersi fino alla nebulosa IC 410 (a circa 5° di distanza).
Il 23 sorgerà (verso le 20:30) con la coda in transito sull'ammasso aperto M37 e poi sulla nebulosa IC 439.
A fine mese continuerà ad attraversare campi pieni di oggetti deep-sky, ma purtroppo verrà raggiunta dalla Luna che ne disturberà non poco la visione.

I primi giorni di novembre la Hartley attraverserà l'Unicorno, con la coda che il giorno 2 potrebbe forse arrivare alla Nebulosa Cono, ma da quelle date in poi la cometa perderà una magnitudine ogni circa 10 giorni, così che già a fine novembre, quando sarà sprofondata nella Poppa, dovrebbe mostrarsi con una luminosità pari alla mag. +7.

Coelum

Autore: Coelum Astronomia

Torna in alto

Avanti   Fine

News mostrate da 1 a 4 su 36 presenti

Recapiti SATOR Astronomia: Telefono 334.3783029, Fax 0863.497164, email.
Torna in alto | Note legali e condizioni | Garanzie | Mailing list
Web design: Computer Time, PXL-design

Sator Astonomia ...e quindi uscimmo a riveder le stelle...